Lo Zealot è una delle numerose prove che nella scaramanzia dei marinai ci può essere un
minimo di verità. La tradizione marinaresca vuole infatti che cambiare il nome a
una nave le porti sfortuna. In effetti lo Zealot, lungo 74 metri e con una
capacità di carico pari a 1.328 tonnellate lorde,
iniziò la sua carriera nel
1873 con il nome "Helme Park". Era uno splendido "spar-decked steamer", cioè una
nave a vapore attrezzata con alberi per le vele, simile al più famoso Carnatic,
relitto molto frequentato dai subacquei e situato molto più a nord. Era quello,
infatti, il periodo di transizione fra la fine dei grandi clipper (i veloci velieri da trasporto) e l'affermazione del
motore a vapore, che avrebbe completamente soppiantato la navigazione a vela. Un
altro evento ha un'influenza cruciale sui relitti oggi dispersi in Mar Rosso:
l'inaugurazione del Canale di Suez, il 17 Settembre 1869. Grazie al collegamento
fra mediterraneo e Mar Rosso diventavano molto più brevi le rotte per le Indie e
l'Oceania. Ma poiché fino ad allora il Mar Rosso non aveva visto un grande
traffico di navi, la cartografia era abbastanza approssimata e la conoscenza
delle forti correnti che scorrono fra i suoi reef semi-affioranti molto
limitata. Inoltre
molti di queste barriere coralline si elevano, da profondità vicine ai 100 metri,
con
pareti verticali pericolosissime per le navi che vi urtano
contro. Per questi
motivi gli anni ‘70 e ‘80 del 1800 hanno visto molte splendide navi naufragare
nelle profonde acque del Mar Rosso.La
"Helme Park" passò spesso in questo
mare, essendo destinata alla rotta per l'India. Il 14 ottobre del 1887, con il
nome cambiato in "Zealot", la nave urtò il reef di Daedalus alle 5:49 di
mattina, lanciata a 12 nodi grazie ai 120 HP del suo motore a due cilindri di
espansione. Sembra che l'incidente sia accaduto perchè il
neopromosso Primo Ufficiale, accortosi di un errore commesso, abbia cercato di
modificare la rotta con piccole correzioni di timone, onde non rendere
necessario svegliare il Comandante, che aveva ordinato di chiamarlo se fossero
state effettuate variazioni significative di rotta. In questo modo il prezioso
carico di balle, casse e oltre 100 tonnellate di ferro (per un valore totale di
circa 25.000 sterline al tempo) andò completamente perduto. Per fortuna non ci
furono perdite di vite umane, né fra i 2 passeggeri né fra i 53 membri
dell'equipaggio.
Testo di Stefano Ruia