La parete nord del reef di Sha'ab Abu Nuhas ha mietuto molte vittime per la violenza con cui il mare spinge le barche contro la parete stessa nelle giornate di forte vento; il Carnatic è uno dei cinque relitti che giacciono su questo fondale, il secondo costeggiando la parete da ovest verso est.

L'ancoraggio in prossimità del relitto è pertanto possibile solo nelle giornate di mare calmo, altrimenti si dovrà ormeggiare a sud del reef e utilizzare il tender per raggiungere il punto di immersione.

Image Il Carnatic era un veliero da trasporto in legno lungo oltre 90 mt e affondato alla fine dell'800 su un fondale sabbioso di 30 mt; si ritiene che trasportasse sete dall'estremo oriente, ma oggi non ci sono più tracce del carico, se non alcune bottiglie di vino ormai depredate dalla moltitudine di subacquei che ne hanno rovistato le stive nel corso degli anni.

Ci immergiamo in corrispondenza della poppa, il punto più profondo a 30 mt, ed abbiamo subito una visione di insieme del relitto che giace appoggiato sul fianco sinistro, parallelo alla parete del reef. Del relitto è rimasto il fasciame e tutte le strutture portanti in ferro, mentre i ponti in legno sono andati completamente distrutti.

Risulta quindi agevole e sicuro addentrarci nelle stive, più per godere dei giochi di luce che per scoprirne il contenuto di cui non è rimasto nulla, ma anche per osservare la fauna marina che ha trovato qui la sua tana: cernie, pesci scoiattolo, pesci pipistrello (platax), pterois volitans e radiata (lionfish), pesci chirurgo, ... .

Image Il fasciame del relitto copre la luce del sole e ci dà la netta sensazione di quella che immaginiamo debba essere la vera immersione su un relitto.

Procedendo verso la prua, passando da una stiva all'altra, giungiamo alla frattura della nave e all'uscita, sul fondo di sabbia, troviamo una bellissima acropora che ci ricorda di essere in Mar Rosso.

Pinneggiamo per circa venti metri e ci appare il resto del relitto, la prua, che si presenta nelle medesime condizioni ma più ricca di vita; l'ingresso nelle stive è infatti accompagnato da nuvole di glassfish che si aprono e si richiudono al nostro passaggio. Per gli appassionati di fotografia si consiglia di scegliere le inquadrature scattando dall'interno delle stive verso l'esterno, cercando di immortalare i glassfish in controluce con le strutture del relitto che fanno da contorno.

Image Si consiglia di spingersi fino all'estremità di prua del veliero e guardare nella sede del bompresso (andato distrutto) dove molto spesso trova rifugio una bella cernia tropicale; l'immagine è estremamente piacevole.

Il manometro ed il computer ormai ci stanno segnalando che dobbiamo tornare; risaliamo  intorno ai 12-15 mt e ripercorriamo il relitto in senso contrario guardandolo da sopra e scoprendo tanti altri particolari che all'andata, tra una stiva e l'altra, non avevamo potuto cogliere.

Scegliere il momento per l'immersione con il sole ancora alto riduce la sensazione di oscurità ed aumenta le occasioni per dei buoni spunti fotografici.

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