Ci troviamo di fronte alla penisola del Sinai in corrispondenza di una grande laguna formata dalla barriera corallina di Sha'ab Mahmud; all'estremità est un faro segnala la presenza del reef che in questo punto prende il nome di Beacon Rock.
L'ancoraggio viene effettuato proprio in corrispondenza del faro o, in caso di mare mosso, qualche metro più a nord in una rientranza della barriera.
Ci tuffiamo dalla barca e pinneggiamo per circa 50 mt in direzione sud fino a scorgere alla profondità di 30 mt l'ombra scura di un relitto; è il Dunraven, nave da trasporto inglese lunga circa 70 mt affondata intorno al 1870.
Ci imbattiamo subito nella poppa e siamo attratti dalla grande elica che negli anni ha fatto da substrato a spugne e coralli; per gli amanti della fotografia è un ottimo spunto per una buona serie di scatti.
Lo scafo in legno è capovolto e parallelo al reef; entriamo attraverso alcuni ampi varchi del fasciame e scopriremo che il relitto è diventato il rifugio per una gran quantità di pesci. La torcia non è indispensabile ma utile per perlustrare anche gli angoli più bui dove ci apparirà la sagoma di una grossa cernia stanziale che poco gradisce la presenza dei subacquei; con incedere elegante e tranquillo la cernia si sposterà in un altro nascondiglio o deciderà di farsi una passeggiata fuori dal relitto.
Procedendo in direzione della prua ci troviamo la strada sbarrata dalla grossa caldaia di alimentazione della turbina; lo spazio è un po' angusto ma sufficiente per passare al di là in fila indiana facendo attenzione a non appoggiarsi alle strutture (è comunque possibile uscire dal relitto e rientrare appena più avanti).
Ci troviamo ora in un ampio locale ben illuminato dalla luce esterna in quanto siamo in prossimità della frattura della nave; le pareti sono ricoperte di alcionarie e di pterois volitans (lionfish), ma ciò che più ci colpisce sono le nuvole di glassfish che si spostano al nostro passaggio. Il fotografo avrà la possibilità di fare un intero reportage sfruttando i riflessi argentei dei glassfish e i fasci di luce che penetrano all'interno del relitto attraverso la frattura.
Usciamo dal relitto e pinneggiando per una ventina di metri verso sud troviamo la parte restante della nave, la prua, completamente distaccata dal resto. Siamo a circa 25 mt di profondità e anche sotto la prua incontreremo branchi di glassfish e pareti da cui pendono grappoli di alcionarie colorate.
Facciamo ritorno verso la barca risalendo fino ai 10-15 mt e pinneggiamo lungo la parete del reef, piuttosto ripida e ricca di vita; osservando attentamente il fondale potremo scorgere con estrema probabilità un pesce coccodrillo, un pesce scorpione o un pesce pietra (dalla forma della bocca si riconosce agevolemente se si tratta di pesce scorpione o pietra). Ampi ventagli di gorgonie intorno ai 15 mt ci avvertono che mancano poche decine di metri alla barca.
Avvistato il fondo della nostra barca possiamo desaturarci e goderci le ultime atmosfere della bombola intenti ad osservare l'esplosione di vita in prossimità della superficie.
L'immersione è estremamente piacevole in qualsiasi ora della giornata, ma per scattare fotografie si consiglia di non effettuarla con il sole ormai prossimo al tramonto.
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